Piccolo vademecum sulla dislessia "> Cosa è la Dislessia

Piccolo vademecum sulla dislessia

Cosa è la Dislessia? 9 domande frequenti spiegate nel nostro articolo!

 

Di dislessia e di disturbi dell’apprendimento se ne è parlato molto negli ultimi decenni, ma sull’argomento regna ancora una grande confusione. Essa è anche dettata dal fatto che il disturbo è stato giuridicamente riconosciuto con la Legge 170/2010, con la quale si sono definiti in maniera più formale i disturbi dell’ apprendimento.

In questo piccolo articolo cercheremo di dare risposta alle domande più gettonate sulla dislessia, in maniera semplice e senza tecnicismi particolari. Il lettore che volesse approfondire le tematiche in maniera più specifica può riferirsi ai riferimenti bibliografici alla fine dell’articolo.

 

1) Cosa è la dislessia?

La dislessia evolutiva (d’ora in poi DE) viene definita come un disturbo selettivo dell’apprendimento della letto-scrittura, in assenza di comprovati deficit sensoriali, mentali e nonostante istruzione adeguata.

In altre parole, l’alunno dislessico é un bambino in cui il processo di lettura non diventa sufficientemente automatico, ovvero è più lento di quanto dovrebbe essere ed incorre maggiormente in errori.

 

2) La dislessia ha a che fare con l’intelligenza generale?

No, i bambini riconosciuti come dislessici sono bambini con un livello intellettivo nella norma, anzi tale criterio (il Quoziente intellettivo), è un criterio necessario per la diagnosi. Infatti con il termine disturbo SPECIFICO dell’apprendimento, si intende che il problema si inserisce nel campo degli apprendimenti scolastici, lasciando sostanzialmente intatti gli altri campi.

 

3) Perché si diventa dislessici?

Il problema dell’eziopatogenesi del disturbo (ovvero le sue cause), è un quesito dibattuto ancora largamente dai clinici e dai ricercatori. Si sono fatte diverse ipotesi specifiche, (per una analisi più puntuale consultare il manuale di Vicari e Caselli, 2012), quello che è abbastanza condiviso è che alla base della dislessia ci siano cause neurobiologiche tale per cui il disturbo è strutturale e non causato direttamente da fattori ambientali.

 

4) Dalla DE si guarisce?

La DE accompagna l’individuo per tutto il corso della vita, ma, soprattutto nelle lingue come l’italiano, utilizzando specifici trattamenti didattici si può portare l’individuo ad avere strategie di compensazione che possono migliorare la sua qualità di vita scolastica (e non solo) tale per cui il suo sviluppo e la sua istruzione non siano compromessi.

 

5) I dislessici sono solo bambini?

No, per quanto detto prima, la dislessia accompagna l’individuo per tutta la vita, il fatto che nella visione collettiva si associa il disturbo ai bambini e ai preadolescenti è perché si manifesta essenzialmente nel contesto scolastico e poiché i principali strumenti di valutazione e diagnosi sono per le fasce scolari.

 

6) Da che età si può fare la diagnosi di DE?

Come espresso dai riferimenti normativi e specialistici, la diagnosi di DE si può fare  dalla fine del secondo anni di scuola primaria (seconda elementare), prima di tale data si possono fare interventi di  screening, come nel caso di Little Alienz (i professionisti sono entusiasti) e di valutazione dei prerequisiti dell’apprendimento per valutare i casi meritevoli di attenzione e di potenziamento didattico. È molto importante sottolineare che il 20% degli alunni manifestano difficoltà transitorie nelle prime fasi dell’apprendimento, ma solo il 3, 4% di tale gruppo evolverà in un vero e proprio disturbo.

 

7) Chi fa cosa?

Intorno alla dislessia si intrecciano i mondi della scuola del bambino e della famiglia che devono lavorare sinergicamente per la buona riuscita del percorso di vita e didattico dell’alunno.

La diagnosi vera e propria deve essere fatta dai servizi territoriali (asl) oppure da servizi privati specialistici con comprovata esperienza nel campo. Questa diagnosi è comunicata dalla famiglia alla scuola che deve provvedere ad un piano didattico personalizzato (PDP) per l’individuo.

 

8) La dislessia si manifesta isolata?

La DE si può manifestare isolatamente o insieme ad altri disturbi dell’apprendimento, (questo fenomeno si chiama comorbidità), inoltre nella letteratura si sono evidenziati problemi compresenti (MA NON SEMPRE) tra cui ADHD, disturbo d’ansia e disturbi della condotta.

 

9) Quali fattori di rischio esistono per l’evoluzione in DE?

La conferenza di consenso del 2010 individua degli specifici fattori ambientali che possono incrementare la possibilità che un bambino sviluppi DE. Questi fattori dovrebbero essere esaminati durante l’anamnesi e sono: sesso maschile, due o più anestesie generali sotto il 4° anno di vita, un disturbo del linguaggio preesistente, disturbo di uso di sostanze da parte dei genitori, presenza di un genitore dislessico e l’esposizione prenatale alla cocaina.

 

 

 

(a cura di Claudia Ruvinetti)

 

 

Bibliografia.

Ministero della Salute. (2010). Consensus Conference. Disturbi specifici dell’Apprendimento

Senato della Repubblica. (2010). Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico

Vicari, S. & Caselli, M.C. (2012). Neuropsicologia dello sviluppo. Il Mulino: Bologna

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