Screening DSA nella scuola dell'infanzia: perché è importante

Screening DSA nella scuola dell'infanzia: Quanto è importante

Screening DSA nella scuola dell’infanzia: Quanto è importante?

 

Con l’articolo precedente (DSA e identificazione precoce) si è parlato dello screening della dislessia, ovvero di quelle misure che consentono di individuare i bambini a rischio di sviluppare un disturbo specifico della lettura.

L’atto di leggere, infatti, ci sembra una capacità finita, ovvero una funzione che si sviluppa di colpo quando invece non è che la punta di un iceberg.

Gli anni della scuola dell’infanzia, infatti, sono periodi complessi in cui emergono e si solidificano le capacità che poi culmineranno negli apprendimenti scolastici.

Innanzitutto bisogna sottolineare che il concetto di screening è diverso dal percorso di diagnosi, mentre il primo mira a identificare caratteristiche che si possono trasformare in un disturbo dell’apprendimento (MA NON È AUTOMATICO),

la diagnosi vera è propria si può fare a partire dalla fine della seconda elementare dai servizi territoriali e da diritto ad una certificazione di disturbo.

Lo screening può essere fatto dagli insegnanti che, opportunamente formati sull’argomento, fanno una fotografia della classe evidenziando gli eventuali casi a rischio e ne danno comunicazione privata alla famiglia.

Nel caso la scuola abbia a disposizione delle risorse specialistiche, esse possono essere utilizzate per accompagnare gli insegnanti nel percorso di individuazione precoce dei prerequisiti dell’apprendimento.

Prima di descrivere i diversi fattori è bene fare un ragionamento sui diversi aspetti dello screening.

Fra i vantaggi di un percorso di individuazione dei prerequisiti si ha la rivalutazione della scuola come luogo ecologico per il recupero, inoltre si ha la creazione un linguaggio comune tra specialisti e insegnanti e si possono creare percorsi individuali di potenziamento delle capacità.

Il possibile svantaggio dei percorsi di screening è che, se condotti in modo errato, aumentano il numero di falsi positivi.

 

 

Fattori di rischio della dislessia

 

I fattori di rischio sono delle condizioni che risultano statisticamente associate ad una malattia.

La Consensus Conference sui disturbi dell’apprendimento del 2010 descrive come fattori di rischio i seguenti per lo sviluppo della dislessia i seguenti:

  • due o più anestesie successive al parto, prima del quarto anno di vita;
  • presenza di un disturbo del linguaggio;
  • sesso maschile;
  • storia genitoriale di alcolismo o di disturbo di uso di sostanze, soprattutto in preadolescenti maschi tra i 10 e i 12 anni;
  • familiarità: un genitore affetto da dislessia;
  • esposizione prenatale alla cocaina.

 

Prerequisiti della lettura

Un modello che parla dei processi parziali della lettura è quello elaborato da Struiksma (1979), il quale sostiene che per imparare a leggere siano necessari dei processi parziali che si uniscono per rendere possibile la lettura di parole note e non note.

Alcuni di questi processi sono: l’analisi e la discriminazione visiva, ovvero la capacità di riconoscere e discriminare segni grafici e distinguere le lettere l’una dall’altra; la capacità di lavorare da destra e sinistra e la sintesi visiva, ovvero la capacità di fondere i suoni per leggere la parola intera in un’unica sequenza di suoni.

Un fattore determinante per lo sviluppo della capacità di lettura è la consapevolezza fonologica.

La competenza meta fonologica è stata soggetto di molti studi e viene definita come la capacità di riconoscere i fonemi delle parole e lavorare con essi (Bortolini, 1995).

La scuola materna è un terreno importante per lo sviluppo della meta fonologia e le insegnanti devono vigilare sulla consapevolezza che i bambini hanno dei suoni delle parole, questo è reso possibile dall’utilizzo di strumenti che devono essere fruibili e ludici.

Le insegnanti della scuola dell’infanzia devono sentirsi a proprio agio nell’utilizzare materiali che siano didattici ma anche accattivanti per il gruppo classe e per il bambino.

 

 

(A cura di Claudia Ruvinetti)

 

Bibliografia

Bortolini, U. (1995). I disordini fonologici, in G. Sabbadini (a cura di), Manuale di neuropsicologia dell’età evolutiva (pp. 342-357). Bologna: Zanichelli.

Ministero della Salute. (2010).  Consensus Conference. Disturbi specifici dell’apprendimento.

Struiksma, A., J., C., (1979). Learning to read: a task analysis and subsequent training. Baltimore: University park press