Storie di Dislessia in ritardo: le diagnosi tardive e l'importanza di agire in modo precoce già dall'infanzia

La storia di Carlo, scoperto Dislessico a 31 anni, pochi mesi prima della laurea

Sono Carlo, ho 31 anni, mi sono laureato da poco in Lingue e ho scoperto solo 6 mesi fa di essere dislessico!

 

 

Partiamo dalle Origini: i primi veri ricordi provengono dalle elementari, all’asilo non è successo un granché di importante, e qui sta il primo problema, che Little Alienz vuole eliminare intervenendo precocemente già dai 4 anni.

 

Alle elementari (in una scuola privata), ho avuto un maestro — una specie di prete — violento psicologicamente e fisicamente (strappava i capelli, picchiava con bacchette e schiaffi) che mi ha portato a essere molto irascibile con mio fratello.

 

La violenza subita la riversavo quindi sugli altri, su mio fratello in particolare.

 

L’educazione scolastica è stata quindi molto rigida, e mi ha portato a stare costantemente sotto pressione per mantenere la sufficienza e per non avere punizioni, il che ha gravato enormemente sulla mia memoria di lavoro. Pensandoci, con un aiuto avrei potuto evitare di abbassare la mia memoria di lavoro.

 

Col tempo ho cominciato a notare che ero come una molla in continua tensione e che rischiava di spaccarsi.

 

Una volta terminate le scuole elementari arrivano le medie, dove sono finito in una classe di persone problematiche e violente (in una scuola popolare). Fortunatamente, dalle elementari avevo appreso ad alto prezzo l’arte di arrangiarsi, con le buone e con le cattive. La psicologa mi ha recentemente detto che è in buona parte grazie alle doti da dislessico che sono riuscito a far fronte alle difficoltà in quel periodo.

 

Anche alle superiori è stato un trauma, e nel periodo dell’adolescenza ho viaggiato molto per cercare di evadere da questa condizione.

 

Al termine delle scuole superiori non volevo andare all’università.

A Causa della mia dislessia avevo infatti un grande entusiasmo iniziale nel fare le cose, una grande foga, ma poi la voglia tendeva a scemare, mi interessavo ad altre cose nuove e perdevo la concentrazione sull’obiettivo principale.

 

Alla fine però — a 27 anni, di ritorno da un viaggio con la mia ragazza — ho pensato che era il momento giusto per superare questo problema tramite l’università. Per dimostrare a me stesso che potevo iniziare una cosa e poi finirla, che potevo raggiungere l’obiettivo, ho deciso di iscrivermi all’Università di Cagliari per studiare lingue — convinto che fosse la cosa più abbordabile — e per provare a ottenere un primo vero risultato a livello scolastico.

 

Dopo 7 anni in viaggio arrivai all’università con una mente molto aperta. Nei primi 3 anni ero regolare, tranne per tre esami (due di spagnolo e uno di inglese), strutturati in modo da essere difficili per un dislessico, e già son difficili per uno “normale”!

 

Ho tentato invano di superare gli esami molte volte: spagnolo 1 l’ho dato 9 volte, altri 5-7 volte.

 

Avevo sempre ignorato la possibilità di essere dislessico. Mi sono sempre sentito diverso, un po’ pazzo, simpatico, leggero, ma ho accettato l’essere diverso sentendola come una cosa positiva.

Non mi sono mai sentito parte di qualcosa, con le note positive e negative, sono io a dover stare bene con me stesso a prescindere dal posto e dalla gente.

 

Arriviamo quindi alla terza bocciatura di spagnolo 3 (spagnolo 1 l’ho dato in corso, spagnolo 2 mi ha fatto uscire fuori corso, spagnolo 3 l’ho poi finito da fuori corso perché l’ultimo in serie) cioè a settembre 2017.

 

Ennesima volta e ennesima bocciatura, — avevo già 31 anni —  per caso ho parlato con un amico che non vedevo da tempo (anche lui è dislessico, scoperto anche lui tardivamente), che mi ha messo la pulce nell’orecchio per andare a farmi fare dei test per verificare che non fossi anch’io dislessico.

 

Al S.I.A. (centro universitario che si occupa di DSA) hanno fatto tutto l’iter. È stato brutto sentir dire solo a 31 anni (molto trardi) che “sei dislessico”, semplicemente, e non “paraculo”, “svogliato”, “asino”.

 

Ma è stata anche una grande liberazione!

 

Da quel momento, col certificato in mano, ho capito di poter ottenere giustizia e far capire che non sono stupido o svogliato. Il mio cervello funziona diversamente da quello degli altri, non sono io a dovermi sentire in colpa, sono gli altri a non capire.

 

Ho tentato nuovamente l’esame di gennaio 2018 di spagnolo 3 con vari aiuti, sono stato nuovamente bocciato, ma ho deciso di non abbatermi e ho riprovato per l’ennesima volta. Grazie al S.I.A. ho ottenuto poi un esame in linea con le mie esigenze di dislessico, e ho passato finalmente l’esame!

 

Gli esami con meccaniche non problematiche per la dislessia li ho passati con media alta ( oltre 26,5) e con voti anche di 29 e 30 e lode. Abbiamo infatti visto assieme agli esperti del S.I.A. che ad incidere negativamente erano gli esami più prolematici per i dislessici.

 

Mi sono poi dedicato alla tesi, che mi ha consentito di laurearmi il 16 aprile, raggiungendo finalmente il mio obiettivo!

 

Nei miei ragionamenti cambio sempre punto di vista, il sistema dei criteri normali non mi va bene e non mi piace, per questo sono spesso bollato come outsider.

Pago il dazio (che non dovrei pagare nella civiltà ideale) di essere considerato diverso per il fatto di poter fare come voglio le cose che voglio, odio razzisti, omofobi, persone che discriminano e sono tendenzialmente anarchico perché le regole devono essere una struttura e non una gabbia.

Ho incontrato altri dislessici e ognuno è diverso a modo suo; nel mio caso ho problemi con lo scrivere le cose in  ordine, è come parlare una lingua diversa dagli altri.

 

Secondo il mio punto di vista Little Alienz è utile per evitare che nascano casi come il mio, per evitare che il cancro si scopra in metastasi, evitare di sapere non prima dei 31 anni di sapere perché sei diverso.

È utile non solo sapere di essere diverso, ma anche avere un supporto, un aiuto per far capire che non si è un elephant man, il dislessico ha delle skill che ti danno vantaggio su alcune cose e problemi su altre.

 

Solo grazie al mio carattere forte e ribelle son riuscito a far fronte alla cosa a modo mio, mentre non dovrebbe essere così, e io sono solo uno dei mille che ce la fa!

La dislessia è solo essere sul binario b invece che sul binario a, ma viaggiano vicini e si può viaggiare senza provlemi in base a cosa si sente dentro.

 

Io ho una capacità di ragionamento superiore alla media, (dai test risulta 19 contro la media di 10), ma non sono riuscito a far mettere a frutto quella qualità.

 

Mentre con Little Alienz avrei potuto fare ciò,

puntando sui punti forti dei dislessici grazie al potenziamento personalizzato. Grandioso poi il fatto che sia un gioco adatto a tutti i bambini, non solo a quelli che manifestano difficoltà!

 

È importante iniziare subito dai 4 anni, come con Little Alienz, perché prima lo affronti e più è facile, già a 10 anni è difficile perché hai fatto male ben 6 anni di scuola, non dovrebbero esserci anni in cui si agisce in ritardo!

 

I miei genitori erano consapevoli che comunque non avevano gli strumenti giusti a disposizione per agire prima dei miei 31 anni, mentre ora, con una maggiore sensibilità sul tema e strumenti come Little Alienz, possono avere gli strumenti giusti per agire subito!

 

Spesso comunque — nonostante possano arrivare delle segnalazioni — non si sente la necessità di agire subito sia per una questione di soldi sia perché non si sente il problema, si tende a sminuire (“ – Non sa scrivere? è prigro!”) per cui “se scrive molto gli passerà” secondo i genitori. Il problema spesso è che le persone non vogliono sapere cosa hanno, genitori e anche stessi dislessici adulti!