Dislessia: Screening e Potenziamento anche se i bambini non sanno ancora leggere/scrivere? Possibile e soprattutto assolutamente necessario!

 

Spesso ci viene chiesto: “ma è possibile fare qualcosa, intervenire, prima dei 6 anni anche se i bambini non sanno ancora leggere e scrivere?

 

La risposta è SÌ! Si può e si deve!

 

Questa nostra filosofia è confermata ulteriormente anche dai risultati di una importante ricerca (pubblicata su Nature) dal titolo “Impaired neural mechanism for online novel word acquisition in dyslexic children” (“Meccanismo neurale danneggiato per l’acquisizione di nuove parole online nei bambini dislessici”), condotta da ricercatori di vari dipartimenti (Dipartimento di Psicologia e Logopedia, Dipartimento di Medicina Clinica) dell’Università di Helsinki, in Finlandia.

Per chi non conoscesse Nature, si tratta di uno dei più importanti giornali scientifici al mondo, fondato in Inghilterra e con pubblicazioni (come quella sulla scoperta dei raggi X) dal 1869.

• LA DISLESSIA

Innanzitutto, bisogna ricordare cos’è la Dislessia: è una caratteristica che comporta difficoltà nella lettura e scrittura, ma che si manifesta in presenza di normale intelligenza. Riguarda oggi circa il 10-20% della popolazione, e In passato era poco riconosciuta e sottostimata, mentre oggi fortunatamente la consapevolezza a riguardo è molto maggiore, ma c’è ancora tanta strada da fare.

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Tra le varie soluzioni, Little Alienz si focalizza su un intervento precoce e più accurato, così da ottenere miglioramenti importanti senza stress.

Cosa è venuto fuori durante la ricerca?

Nei test effettuati sui bambini, si è visto che la dislessia (in quelli che si sono poi rivelati dislessici) ha comportato un peggioramento significativo rispetto al normale, principalmente nei compiti di fluidità della lettura e precisione della scrittura, mentre il ragionamento verbale rientrava nella media normativa. Questi bambini erano più lenti nel nominare figure/oggetti e nel cambiare rapidamente nome.

I ricercatori hanno avuto prova del fatto che “il deficit di integrazione audiovisiva è già evidente prima dell’acquisizione della lettura”, ossia che problemi nell’associazione contemporanea delle sillabe/lettere in maniera visiva con i relativi suoni, è già riscontrabile prima dei 6 anni d’età, quando in media hanno tutti raggiunto normali capacità di lettura e scrittura.

Pertanto, lo sviluppo di strumenti di prova che valutino direttamente la capacità di associare le lettere ai suoni del parlato potrebbe migliorare in modo significativo l’identificazione precoce dei bambini in difficoltà.

• CONCLUSIONI

Come riportato nella stessa ricerca:

“queste nuove intuizioni sulla base neurobiologica dell’apprendimento dell’associazione sonora lettera-parola nella prelettura dei bambini non solo consentono lo sviluppo di nuove applicazioni per migliorare l’identificazione precoce, ma hanno anche importanti implicazioni per la progettazione di interventi appropriati.

Sulla base di recenti evidenze comportamentali e neurofisiologiche, i primi interventi volti a migliorare la fluidità di lettura dei lettori poveri trarrebbero beneficio da un’attenzione particolare all’automatizzazione delle associazioni sonore lettera-parola.”

I ricercatori proseguono con:

“forniamo la prova che la corteccia temporale (avevamo già parlato dell’importante ruolo svolto dal cervello QUI) svolge un ruolo cruciale nell’integrazione audiovisiva (abbiamo già spiegato cos’è) anche prima dell’inizio dell’acquisizione della lettura e che gli adattamenti indotti dalla formazione in quest’area molto importante del cervello sono significativamente correlati all’esito della lettura in una fase precoce.

Identificare i deficit di integrazione audiovisiva prima dell’inizio della scuola primaria ha potenziali implicazioni per i programmi di prevenzione e intervento mirati. In conclusione, la combinazione di dati comportamentali e di neuroimmagini multimodali fornisce un nuovo quadro per lo studio di nuovi gruppi di bambini e consente di migliorare le attuali conoscenze sui disturbi dello sviluppo neurologico, come la dislessia.

Come portare avanti quest’azione mirata di potenziamento con i bambini – senza stress e senza farli sentire sotto controllo medico o peggio “malati” o “con problemi” -?

La cosa migliore da fare è intervenire col potenziamento delle abilità meta-fonologiche (scopri cosa sono e la loro importanza QUI) dalla scuola dell’infanzia, a partire dai 4 anni d’età!

E se ti dicessi che addirittura può essere un gioco per i bambini??

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Qui la ricerca su Nature (in inglese): “Impaired neural mechanism for online novel word acquisition in dyslexic children