Dislessia: l’importanza del Potenziamento Precoce per il Cervello

 

Riprendiamo la notizia da un bell’articolo di Repubblica.it, dove viene finalmente dato risalto alla possibilità di ottenere risultati da approcci pensati per il potenziamento precoce delle abilità legate alla Dislessia, grazie alla enorme plasticità del nostro cervello sin da piccoli (cioè il nostro cervello permette di essere allenato e potenziato anche addirittura per sopperire alle lacune iniziali).

Come riportato: “Approcci educativi intensivi e specifici non solo migliorano le performance scolastiche ma possono anche potenziare aree cerebrali legate al linguaggio e alla visione: così gli insegnanti sono come “ingegneri del cervello”. Lo studio su Nature Communications”.

La notizia nasce quindi dai risultati di una importante ricerca (pubblicata su Nature) dal titolo “Rapid and widespread white matter plasticity during an intensive reading intervention” (“Rapida e diffusa plasticità della materia bianca durante un intervento intensivo di lettura”), condotta da ricercatori di vari dipartimenti ( Dipartimento di Scienze della parola e dell’udito, Dipartimento per l’apprendimento e le scienze del cervello, eScience Institute) dell’Università di Washington, negli Stati Uniti.

Per chi non conoscesse Nature, si tratta di uno dei più importanti giornali scientifici al mondo, fondato in Inghilterra e con pubblicazioni (come quella sulla scoperta dei raggi X) dal 1869.

 

• LA DISLESSIA

Innanzitutto, bisogna ricordare cos’è la Dislessia: è una caratteristica che comporta difficoltà nella lettura e scrittura, ma che si manifesta in presenza di normale intelligenza. Riguarda oggi circa il 10-20% della popolazione, e In passato era poco riconosciuta e sottostimata, mentre oggi fortunatamente la consapevolezza a riguardo è molto maggiore, ma c’è ancora tanta strada da fare.

 

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Tra le varie soluzioni, Little Alienz si focalizza su un intervento precoce e più accurato, così da ottenere miglioramenti importanti senza stress.

E questi miglioramenti sono visibili anche nel cervello! La ricerca della University of Washington mostra come un programma educativo mirato sia stato associato ad un potenziamento di specifiche aree cerebrali legate al linguaggio e all’elaborazione visiva delle informazioni.

 

• LE CONNESSIONI FRA NEURONI 
Il nostro cervello è un organo plastico, ovvero può essere modificato e plasmato, soprattutto da bambini ma anche da adulti, da fattori ambientali, fra cui le esperienze familiari e sociali e l’educazione. Nei primi anni di vita del bambino si forma la maggior parte delle connessioni neurali – la materia bianca – che controllano i segnali trasmessi fra i neuroni e coordinano le attività delle diverse aree cerebrali. Il linguaggio, la parola, la scrittura e la lettura sono capacità collegate a specifiche parti cerebrali, in cui avvengono, ad esempio, l’identificazione delle lettere e il riconoscimento di un testo. Così, in teoria l’architettura del cervello può determinare se un individuo potrà avere un disturbo specifico dell’apprendimento, come la dislessia.

 

• LO STUDIO 
Partendo da questo presupposto, gli autori hanno voluto studiare in pratica la corrispondenza fra abilità cognitive e struttura del cervello. Per farlo, sono partiti da un programma di tutoraggio intensivo, della durata di 8 settimane, in cui si svolgevano esercizi per potenziare le capacità di lettura in un campione di 24 bambini, di età fra i 7 e i 12 anni, con difficoltà o con una diagnosi di dislessia. Prima, durante e dopo l’intervento, i partecipanti sono stati sottoposti a una risonanza magnetica per visualizzare l’anatomia di tre aree cerebrali legate al linguaggio e alla visione. Si tratta del fascicolo arcuato (sinistro), che connette due centri del linguaggio, l’area di Broca e l’area di Wernicke; il fascicolo longitudinale inferiore (sinistro), altra struttura importante per la lettura, e le connessioni callosali posteriori, coinvolte nell’elaborazione delle informazioni visive.

 

• I RISULTATI 
Alla fine delle 8 settimane, i bambini erano migliorati nella lettura. A questo punto, i ricercatori hanno analizzato tramite risonanza magnetica le aree cerebrali citate e in particolare la materia bianca, una sostanza che contiene la maggior parte delle connessioni fra neuroni e per questo ha una funzione attiva nel cervello, ad esempio influenzando il modo in cui impara. Lo studio è consistito in misurazioni della diffusione dell’acqua nella materia bianca: tanto minore era la percentuale con cui l’acqua si diffondeva e tanto maggiore era la crescita di tessuto cerebrale, associata ad una trasmissione più veloce e semplice delle informazioni. In base alle immagini della risonanza, nella maggior parte dei bambini la densità di materia bianca era aumentata in due delle tre aree cerebrali esaminate (il fascicolo arcuato sinistro e il fascicolo longitudinale sinistro), mentre le connessioni callosali non erano mutate – un dato che conferma precedenti ricerche secondo cui queste strutture all’età di 7 anni sono già mature e stabili.

“Il processo di educazione di un bambino consiste nel modificare fisicamente il cervello”, spiega Jason Yeatman, coautore del paper: dunque, grazie alla plasticità di questo organo si può cambiare anche le connessioni e l’attività dei neuroni. “Siamo stati in grado di rilevare cambiamenti nelle connessioni cerebrali ottenuti dopo poche settimane dall’inizio del programma di intervento. È sottovalutato il fatto che gli insegnanti sono ingegneri del cervello che aiutano i bambini a costruire nuovi circuiti cerebrali destinati allo sviluppo di importanti abilità accademiche come la lettura”.

“Molti genitori e insegnati sono preoccupati dal fatto che la dislessia possa essere una condizione permanente, che riflette difetti intrinseci nel cervello, ma questi risultati mostrano che un programma intensivo e mirato non solo porta a miglioramenti delle performance, ma cambia anche la struttura sottostante delle connessioni cerebrali del circuito cerebrale della lettura”.
“Tendiamo a pensare che queste connessioni siano fissate – aggiunge Elizabeth Huber, coautrice del paper – in realtà varie esperienze possono modificare il cervello in maniera importante attraverso lo sviluppo”.

 

CONCLUSIONI

Quali sono quindi le conclusioni che possiamo trarre da questa ricerca?

1) Abbiamo visto che i bambini, che avevano già oltre 7 anni (e che avevano già diagnosi di Dislessia), hanno ottenuto miglioramenti nelle abilità di lettura e scrittura, grazie alla plasticità del cervello e quindi alla sua capacità di modificare in meglio le proprie connessioni tra neuroni.

2) Queste modifiche nelle connessioni neurali sono però avvenute solo in due delle tre aree del cervello in esame, a conferma del fatto che una parte di queste connessioni sono già stabili a circa 7 anni.

3) Di conseguenza, se il cervello continua a essere “plastico” anche più avanti con l’età, non è forse la cosa migliore sfruttare ciò intervenendo con un potenziamento adeguato già in maniera precoce dai 4 anni d’età? Se può ottenere miglioramenti dai 7 anni, figuriamoci iniziando tre anni prima!

4) Dato che alcune aree del cervello hanno connessioni già stabili a 7 anni, allora vi è un ulteriore incentivo a intervenire prima, precocemente (per esempio dai 4 anni d’età), per potenziare al meglio prima che vi sia tale stabilizzazione.

 

Come portare avanti quest’azione di potenziamento con i bambini – senza stress e senza farli sentire sotto controllo medico o peggio “malati” o “con problemi” -?

La cosa migliore da fare è intervenire col potenziamento delle abilità meta-fonologiche (scopri cosa sono e la loro importanza QUI) dalla scuola dell”infanzia, a partire dai 4 anni d’età!

E se ti dicessi che addirittura può essere un gioco per i bambini??

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Qui l’articolo di Repubblica.it: “Dislessia: il metodo che cura il cervello

Qui la ricerca su Nature (in inglese): “Rapid and widespread white matter plasticity during an intensive reading intervention